Rina Moltoni racconta...
Mi chiamo Rina (Ersilia Caterina) Moltoni, sono nata
a Ponte in Valtellina il 27 agosto 1899, da Giuseppe
(1859) e Maria Gianoni (1869)
. Sono la terza di otto figli
:
Silvio (1896), Ugo (1898), io (1899), Marcello (1901), Camillo (1902), Anita (1904),
Olimpia (1906) e Ottavio (1908).
Mio padre lavorava la campagna, soprattutto le tante vigne che possedevamo; coltivava
fagioli e patate e allevava le mucche, il maiale e le pecore per la lana; d'estate portava
le bestie a Campello, in Val Fontana, dove avevamo il maggengo.
Vivevamo di quello che si ricavava dalla coltivazione della terra, per cui, quando
l'annata era cattiva, c'era da stare poco allegri. La mamma, quando era libera dai lavori
domestici, e i fratelli maggiori aiutavano mio padre nei lavori agricoli.
La mia casa natale era vicino all'attuale Trattoria da Nello
; come quasi tutte le case
di allora era priva di servizi igienici; avevamo, però, un comut1
nella corte.
In casa nostra c'era un grande locale, tutto foderato in legno (stüa); dietro gli
assi, a volte, sentivamo correre i topi; qui era collocata una stufa di mattoni che
riscaldava bene l'ambiente.
C'era anche una spaziosa cucina, con un tavolone ed un grande camino, dove ci riunivamo
per i pasti; infine avevamo due camere: una per i genitori ed una per noi figli, che
dormivamo in due o tre per letto.
Mangiavamo polenta gialla tutta la settimana, alla domenica, per far festa, pranzava mo
con polenta nera e salam de testa.
Alla festa andavamo a messa, di mattina, e, dopo pranzo, agli esercizi spirituali ed ai
vespri.
Non ricordo di aver mai giocato molto.
A 12 anni (1911) ho perso la mamma, morta di parto. Pochi mesi dopo mio padre si é
risposato con Costanza Corbellini (1864).
La matrigna era una brava donna di casa, ma non con tutti noi é
riuscita ad instaurare buoni rapporti.
Come la maggioranza dei pontaschi, eccetto i sciuri, non avevamo grandi disponibilità di denaro; i miei
fratelli non avevano i soldi neppure per andare all'osteria.
L'economia delle nostre valli, e quindi anche quella
pontasca, erano molto povere; dalla campagna si ricavava troppo poco,
altri lavori da svolgere non esistevano, perché non c'erano fabbriche, o altre
possibilità di impiego, per cui rimaneva solo l'emigrazione.
Un po' per questo e un po' a causa dei rapporti, non sempre facili, con la matrigna, i
miei fratelli sono emigrati: Anita nel 1921; Camillo, due anni dopo, finito il servizio militare; Ugo nel 1927; Olimpia, invece,
é partita solo dopo la seconda guerra mondiale.
Molti anni dopo (1949) anche mio figlio maggiore, Andrea,
(1928) é emigrato in Australia, chiamatovi dallo zio Ugo, seguito dal cugino Luciano (1933), figlio di mio fratello Silvio, che lo ha
raggiunto nel 1953.
Eccetto Camillo, tutti gli altri sono ritornati a far visita ai parenti di Ponte; Anita,
Olimpia e Ugo si sono ritrovati una volta anche in Australia, mentre in Argentina si sono
incontrati Ottavio, Anita, Olimpia e Camillo.
Rina Moltoni ci ha lasciato, ultracentenaria, nell'ottobre 2000; la ricordiamo con affetto, non solo per il contributo dato a questa storia dell'emigrazione pontasca, ma per la sua costante e gioviale disponibilità ad incontrare i ragazzi che spesso le chiedevano aiuto per i diversi lavori di ricerca sul passato che erano chiamati a compiere. (n.d.r)