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L'EMIGRAZIONE VALTELLINESE E VALCHIAVENNASCA

Negli ultimi anni dell' Ottocento il fenomeno migratorio della Provincia di Sondrio subì un leggero assestamento, seguito da una stranissima e improvvisa diminuzione nel 1903 e da una nuova e intensa ondata migratoria nei primi tre lustri del secolo; fu quindi interrotta quasi bruscamente dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale.
Questo fu il periodo di maggior esodo per la Valtellina e per l'Italia e si attenuò solo nel 1908-09 a causa della crisi nord- americana e del riflusso del mercato argentino.

La nostra emigrazione, graf chiamata anche "emigrazione di massa" fu caratterizzata dal comportamento degli emigranti valtellinesi e valchiavennaschi che si adattarono a qualsiasi mestiere. Sotto la spinta di questo fenomeno nacquero delle organizzazioni per la tutela religiosa e morale degli emigranti e uffici per l'assistenza dei nostri lavoratori all'estero, come l'Ufficio provinciale del Lavoro e dell'Emigrazione1 di Tirano che curava l'assistenza di tutti, indipendentemente dal partito e della religione degli aspiranti emigranti che chiedevano informazioni sui paesi di destinazione, sulle condizioni di lavoro, salario, clima, alloggi.
Il temporaneo ridursi del flusso migratorio fu dovuto a diversi fattori: prima di tutto i nostri convalligiani miravano quasi sempre a ritornare al loro luogo di origine, in secondo luogo gli U.S.A introdussero diversi provvedimenti restrittivi per i lavoratori provenienti dall' area mediterranea.
Dal 1890 al 1940, tuttavia, il 70% degli italiani emigrati in Australia proveniva dalle province di montagna del Piemonte, della Lombardia e del Veneto e tra il 1890 e il 1930 il fenomeno migratorio verso lo stesso paese privò la Valtellina di circa 15.000 persone.

I paesi in cui si recavano maggiormente i nostri valligiani furono l'Argentina, l' Australia e gli Stati Uniti, in minor quantità invece preferirono il Brasile, il Canada e l' Uruguay.
L' Argentina, facilitando le concessioni del visto consolare e facendo larghe agevolazioni, favorì sempre l'afflusso dei lavoratori a causa, soprattutto, del grande fabbisogno di manodopera nel lavoro dei campi.
D'altro canto i Valtellinesi e gli Italiani preferivano questo paese sia per il clima, sia per la lingua che vi si parlava.
In Australia, invece, molti di loro lasciarono le miniere in cui si impegnarono inizialmente, per dedicarsi alla costruzione di strade e ferrovie, ma il loro obbiettivo prevalente era quello di acquistare dei fondi per esercitarvi l'agricoltura e l'allevamento.
Non pochi emigrati riuscirono ad ottenere in proprietà o in affitto grandi cane farm2 o semplici farm. Molti valligiani optarono per l'emigrazione verso gli U.S.A. dove lavoravano nelle fabbriche, nelle farm, o nelle piantagioni viticole della California. E' proprio da qui che i lavoratori valtellinesi e valchiavennaschi portarono a casa dei grossi gruzzoletti.

Fra gli emigranti non tutti erano lavoratori onesti in cerca di maggior fortuna, a volte fra di loro vi erano renitenti alla leva, oppure persone con precedenti penali che partivano clandestinamente.
Spesso le autorità provinciali si occuparono dei problemi legati all'emigrazione e cercarono di osteggiare i reclutatori di manodopera per l'estero, troppo spesso affaristi privi di scrupoli, che operavano nella vicina Svizzera, in Valle di Poschiavo, ed in Ticino e che agivano per compagnie3 organizzate. La loro azione, considerata negativamente dalle autorità italiane, perchè svolta da persone poco oneste e profittatrici, indusse il Prefetto di Sondrio a sensibilizzare le autorità comunali, affinchè contrastassero l'attività propagandistica di questi agenti, sequestrando loro il materiale di propaganda, impedissero il loro ingresso in Italia ed infine controllassero gli Italiani che si recavano in Svizzera.
Quest'ultimo accorgimento venne preso perchè fra i gruppi numerosi di emigranti che partivano da Poschiavo alla volta dei porti del nord-Europa, da dove si imbarcavano per i paesi oltreoceanici, numerosi erano i Valtellinesi provenienti dall' area del Tiranese e della Media Valtellina.

Anche la stampa fu sensibile al fenomeno migrazione e si operava per dar consigli in merito al passaporto occorrente, ai requisiti richiesti dai paesi stranieri, etc. ed uno studio approfondto sulle cause e la natura dell' emigrazione valtellinese fu svolta dal direttore del giornale L'Operaio di Berna, G. Bianchi che pubblicò il risultato dei suoi studi sul giornale valtellinese La Montagna. Organizzò anche un ciclo di conferenze nei principali centri della provincia e due congressi degli emigranti che si svolsero a Tirano, nel 1904 ed il secondo, con più di 500 partecipanti, nel 1913.
Durante questo secondo convegno, presieduto dall' allora sindaco di Ponte dott. Rinaldo Piazzi, furono discussi due dei principali problemi dell' emigrazione, uno costituito dalle malattie4 che colpivano i nostri valligiani e l'altro quello dell' istruzione che fu affrontato, con scarso successo, organizzando la Scuola Serale degli emigrati, a Grosio.

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  1. Nacque grazie al legato della tiranese Cosimina Foppoli, nel 1910, la quale nominò direttore il dott. Mazza. L' istituto aveva lo scopo di risolvere i problemi della vita ed i bisogni dei nostri lavoratori all'estero. text

  2. Fattoria in cui si coltivava su grandi appezzamenti la canna da zucchero; si trovano soprattutto nel Queesland. text

  3. Si trattava delle compagnie Beck-Herzog di Basilea, della Compagnia Inglese di Liverpool, della James Baines & Company e della Casa Fratelli Osvaldi di Basilea. text

  4. Le principali erano l'alcoolismo, comune agli emigrati di tutte le zone, la T.B.C. diffusa soprattutto fra le ragazze che andavano a lavorare negli alberghi e nei sanatori svizzeri, la sifilide di cui erano affetti spesso gli emigranti che tornavano dagli U.S.A. e dall'Australia. text