Ponte ha avuto per secoli un grosso rilievo nella storia della Valtellina, senza aver
avuto adeguati riconoscimenti formali.
Sicuramente abitato fin dall'età romana, e probabilmente anche in epoca precedente, Ponte
riuscì a rendersi sostanzialmente autonoma da Tresivio, dalla cui pieve dipendeva, solo
nei secoli XI o XII, in concomitanza con lo sgretolamento, almeno sotto il profilo
amministrativo, del sistema plebano e con la nascita dei primi comuni.
Ciò per effetto di conseguenti immigrazioni dal Comasco, anche di nuclei familiari
importanti: la venuta dei Quadrio, che larga parte avrànella storia non solo del paese,
può essere fatta risalire a tale periodo.
Nel secolo XII i Quadrio già costituivano il nucleo familiare di maggior rilievo,
titolari di diritti feudali non secondari, corroborati dal controllo di torri e
fortificazioni sui due lati dell'Adda.
E non è escluso che proprio dal ponte sull'Adda, sicuramente importante strategicamente e altrettanto sicuramente esistente da epoche assai remote, sia derivato il nome del Comune, dalla sua origine sviluppatosi su entrambi i versanti della valle. Altri vogliono invece che Ponte venga dal termine germanico Biunte; altri ancora lo fanno derivare dal nome un romano, Pontus, che avrebbe dato il nome al territorio a lui affidato.
Sotto la direzione della famiglia Quadrio la comunità di Ponte acquistò una sua prima
fisionomia, consolidando la sua autonomia da Tresivio.
Lungo il corso del Rhon i confini erano grosso modo stabiliti dal torrente, anche se le
controversie fra le due comunità sulla loro precisa delimitazione durarono vari secoli.
Vivaci furono invece le dispute fra Ponte, Tresivio e Piateda per i diritti sulla zona
boschiva orobica di Cabrèra.
Nel 1339 si parlava di Sindaci del Commune et hominum de Ponte, segno
evidente dell'esistenza di una comunità già saldamente strutturata, sviluppatasi
territorialmente su entrambi i versanti della valle.
Anche l'assetto degli insediamenti si era venuto, nel frattempo, chiaramente determinando
con una terra mastra, il borgo di Ponte, e i nuclei periferici di Bérola, Piazzo e S.
Antonio sul versante retico; di Sazzo, Albareda e Fontaniva su quello orobico; più tardo
sembra essere invece lo sviluppo di Casacce.
Da due secoli circa, esistevano la Chiesa di S.Maurizio, sistemata ed ampliata nel 1347,
ed il bel campanile romanico-lombardo, oltre che varie chiese della campagna.
Nel secolo XV la fisionomia di Ponte appariva compiuta.
I Quadrio, ormai famiglia di grosso rilievo in tutta la Valle, consolidarono la loro
influenza sulla zona, trafficando e partecipando alle vicende politiche del tempo.
Per dare un'idea della consistenza anche numerica di tale nucleo familiare basterà
ricordare che in una riunione dei capifamiglia di Ponte, che si tenne nel 1431 nel
cimitero davanti alla chiesa di S.Maurizio (l'attuale sagrato), su circa cento
partecipanti trentatrè erano dei Quadrio.
Nel secolo XV Ponte si strutturò in modo definitivo sia per quanto riguarda l'assetto del
territorio, sia per quanto riguarda le istituzioni comunitarie.
Quanto al primo vennero stabilmente definiti i rapporti con Chiuro in relazione al
territorio della val Fontana, regolando dettagliatamente i rapporti tra le due comunità,
quanto ai diritti di alpeggio e pascolo.
La comunità venne allora divisa, amministrativamente, in quattro quadre.
La struttura urbanistica del paese si andava ormai chiaramente delineando e si poteva
considerare ultimata nel secolo XVI, tuttavia una successiva espansione interessò le
parti verso la Madonna di Campagna e verso Tresivio.
L'avvento della dominazione grigiona, nel primo '500, segnò l'inizio del graduale
tramonto della stella dei Quadrio e della loro diaspora; ai Quadrio, che godevano ancora
di una certa potenza, si affiancarono altre famiglie che acquistarono rilievo nel corso
dei secoli XVI e successivi (ad esempio i Guicciardi e i Piazzi); mentre altri borghi si
andarono via via affermando nella valle, favoriti anche dalla presenza dei magistrati
grigioni come Sondrio e Tirano, a danno di Teglio, oltre che di Ponte.
Nei secoli della dominazione grigiona (a partire dal 1512) l'unico
cambiamento per la comunità di Ponte fu l'arrivo dei Gesuiti e la
fondazione del collegio relativo, verso la seconda metà del '500.
La presenza di un tale ordine religioso tanto illustre, di valore europeo, unita a
quella di un'aristocrazia terriera , contribuì non poco a conservare al borgo una
distinzione e un tono ancora avvertibili, distinguendolo dagli altri paesi valtellinesi.
Altri fattori che cooperarono nel far assumere a Ponte un livello civile e culturale
rimarchevole furono l'abbondante produzione di vino e il relativo commercio.
La comunità si era data i suoi statuti forse nel '500; questi ne assicurarono una vita
ordinata fino all'inizio del secolo XIX, regolandone i rapporti interni fra i
singoli e le varie classi sociali, nonché la fruizione dei beni comuni (soprattutto
boschi e pascoli).
I Pontaschi, come tutti i Valtellinesi, dovevano ai dominatori grigioni il pagamento di un
censo e di dazi, che erano piuttosto tenui e il ricorso ai loro magistrati, in caso di
necessità, per i processi.
Ponte accoglieva in sè molte famiglie abbienti e colte che favorirono il formarsi di eminenti personalità (lo storico Francesco Saverio Quadrio e l'astronomo Giuseppe Piazzi ne sono gli esempi più significativi).
Durante il XIX secolo Ponte riuscì a conservare il suo ruolo di spicco nella zona: fu
sede di mandamento e luogo ancora illustre e popoloso, retto da una classe dirigente che
fu in grado di organizzare l'agricoltura e di indirizzare la vita comunitaria in modo
esemplare.
Tali doti e l'immutato assetto economico-sociale, che fanno ancora oggi perno
sull'agricoltura modernamente intesa, non potevano però bastare a reggere l'urto della
nuova realtà economica e sociale: Ponte, infatti, in questi ultimi anni sta perdendo
quello che era una volta il suo vigore, in quanto sta andando incontro alla difficoltà di
dotarsi di un supporto industriale e commerciale in mancanza di aree pianeggianti.
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La scuola dei Gesuiti, che fu forse l'unico effettivo elemento di novità, portato dalla dominazione grigiona, resistette fino al 1773 quando venne sostituita da un Ginnasio.
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Francesco Saverio Quadrio, nato a Ponte il 1 dicembre 1695, diventò uno degli uomini più eruditi del tempo. Papa Benedetto XIV lo tenne in buona considerazione e gli concesse di lasciare l'ordine dei Gesuiti per diventare prete secolare ed essere quindi più libero di dedicarsi alle sue ricerche e agli studi. Di lui si ricorda in particolare una ponderosa storia della Valtellina, in tre volumi, intitolata Dissertazioni critico-storiche intorno alla Rezia di qua delle Alpi, oggi detta Valtellina. Trascorse gli ultimi anni a Milano, dove morì il 21 novembre 1756.
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Giuseppe Piazzi, nato a Ponte il 16 luglio 1746, si distinse in modo particolare per la
scoperta, nel 1801 del pianetino di Giove che egli chiamò Cerere Ferdinandea in
onore della Sicilia, terra di Cerere dea delle messi e del suo sovrano Ferdinando IV. Il
suo grande merito fu però la compilazione di un catalogo stellare di eccezionale valore
scientifico, contenente la posizione di 6.748 stelle, aggiornato nel 1814 contandone fino
a 7.646.
Egli morì a Napoli il 22 luglio 1826, poco dopo aver compiuto gli ottant'anni; il 27
agosto 1871 l'intero paese gli eresse un monumento marmoreo in piazza Bernardo Luini,
grazie ad una sottoscrizione nazionale.
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Pagina curata da: Anna Della Ferrera, Giovanna Gianatti, Luisa Zardini, Michela Menatti, Mauro Pagnozzi e Federico Piccinali