Alla mappa dell'ipertesto Fucina Cavallari
Introduzione metodologico didattica

Alunni della classe 3°A:
Siamo proprio noi!Bonelli Edy
Bonomi Pamela
Crapella Francesca
Della Patrona Ezio
Donati Matteo
Donati Stefania
Dotti Laura
Maffina Simona
Micheletti Cristian
Micheletti Massimo
Mourtada Ola
Pasini Donata
Pasini Silvia
Petruzio Sara
Ramponi Ilaria
Scarcella Chiara
Simonini Luca
Speziale Simone

Insegnanti:
Cusin Paola Educazione Artistica
Pola Isa Norma Italiano, Storia, Geografia
Sala Anna Educazione Tecnica
Spinelli Daniele Tutor di informatica

 

Periodo:
a.s. 1999/2000 da novembre a marzo per due ore settimanali

 

Finalità educative:
Gli obiettivi educativi e didattici, specifici e trasversali perseguiti nell’ambito delle diverse discipline coinvolte sono stati molteplici; di seguito vengono riportati i più caratterizzanti:

  • sapersi esprimere oralmente e per iscritto utilizzando in modo appropriato i differenti codici linguistici;
  • potenziare la capacità di analizzare i meccanismi dal punto di vista tecnico e funzionale;
  • essere in grado di descrivere ambienti di lavoro e fatti tecnici, utilizzando il lessico specifico;
  • saper riferire oralmente per iscritto le diverse fasi delle attività;
  • essere in grado di utilizzare correttamente gli strumenti elettronici;
  • saper lavorare in modo rigorosamente ordinato sugli stessi;
  • potenziare la capacità di apprezzare e rispettare l’ambiente che ci circonda;
  • essere consapevole del "patrimonio" esistente sul territorio;
  • potenziare la sensibilità necessaria per conservare tale patrimonio;
  • ampliare le proprie conoscenze riguardo ai lavori del passato;
  • recuperare tali conoscenze all’interno del discorso più ampio sul mondo lavorativo e relativamente all’attività di orientamento.

  

Presentazione della visita

La ruota a cassetti della molaL’arte di lavorare il ferro si è sviluppata nelle località dove maggiore era la disponibilità di risorse fondamentali: miniere, boschi, corsi d’acqua e uomini capaci che conoscevano la tecnica della forgiatura. Il complesso della fucina rappresenta un prezioso esempio di patrimonio storico-culturale e fornisce la testimonianza di una attività semplice ma ingegnosa, che, sfruttando le forze messe a disposizione della natura, permette di trarne il massimo vantaggio pur rimanendo rispettosa dell’ambiente. In esso si leggono le tradizioni, ma anche le scoperte e gli accorgimenti tecnici che hanno permesso di produrre manufatti di vario tipo, ciascuno con delle caratteristiche peculiari e funzionali dell’utilizzo cui era destinato, realizzati in modo da ridurre il più possibile la fatica di chi se ne serviva Tutto ciò grazie allo sfruttamento di una preziosa fonte d’energia: l’acqua.

La fucina, di proprietà della famiglia Gadaldi, era specializzata nella realizzazione di manufatti in ferro battuto e nella riparazione e affilatura di lame.

Sono usciti da qui, grazie alla perizia del Giuàn di feré e dei suoi predecessori, migliaia di pezzi forgiati con il maglio e il martello, in alcuni casi anche abilmente cesellati. Gli attrezzi prodotti erano destinati prevalentemente agli abitanti di Castello dell’Acqua e del circondario, specialmente ai contadini.

Nel corso della seconda metà di questo secolo i mutamenti del tenore di vita delle nostre popolazioni sono stati rapidi e radicali. Attraverso un irreversibile processo di trasformazione, dovuto a molteplici cause, la maggioranza dei contadini ha abbandonato agricoltura ed allevamento per dedicarsi ad attività meno faticose e più remunerative. Nuove tecnologie industriali si sono evolute per la produzione di attrezzature di ogni genere, fra le quali anche quelle realizzate fino ad allora in modo artigianale. In conseguenza di ciò anche il lavoro nella fucina è diminuito sensibilmente fino alla completa cessazione dell’attività, che ha determinato il definitivo abbandono dell’edificio e degli impianti ad esso connessi.

Nei confronti del patrimonio etnografico spesso ci comportiamo come eredi un po’ distratti e frettolosi. Per fortuna ciò non è avvenuto in questo caso: la Comunità Montana Valtellina di Sondrio ha sostenuto l’iniziativa e l’onere economico di curare il restauro dell’edificio, considerato luogo della memoria e della fatica, ma anche della creatività e dell’impegno artigiano.

La fucina è stata così riconsegnata alla comunità come testimonianza di industria rurale, ma non solo: essa è ancora frequentata e vi si lavora. Insomma: è viva e la sua storia continua.

 

Alla copertina