La lavorazione del ferro è antica, ma non troppo Plinio il Vecchio nella sua Naturalis
Historia ci informa che ai suoi tempi, I secolo d.C., il ferro era più caro
dellargento. I poeti Esiodo e Omero, tra il VII e il VI secolo a.C., ci fanno sapere
che il ferro era un metallo molto raro e
prezioso, da usarsi con parsimonia, perché estratto con estrema difficoltà.
Il vero monumento del ferro, in tutto loccidente e nel nostro Paese, fu il Medioevo, con il sorgere delle fortezze e dei suoi castelli, con le esigenze belliche sempre pressanti, e con il diffondersi dellagricoltura anche in territori difficili da dissodare. La necessità di dotarsi di armi e armature sempre più resistenti, di cardini e serrature, di imponenti inferriate e di maniglie, di zappe, badili e vomeri, di picconi e ferri da cavallo, forbici e coltelli, ha fatto sorgere schiere di artigiani pronti a gareggiare per produrre opere sempre più complesse ed efficienti, lavorando per secoli in antri neri rischiarati dai bagliori delle fucine.
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Interno di una fucina e relativi attrezzi |
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| Nel tempo, a causa dei progressivi mutamenti della società, alcune produzioni, come quella di armi e di armature, scomparvero. Altre resistettero più a lungo, come quella dei ferri da cavallo, che in seguito sparì, insieme alla figura tipica del maniscalco, quando il cavallo non venne più impiegato nel lavoro agricolo e nei trasporti. Altre realizzazioni, soprattutto quelle relative alla coltivazione dei campi, soltanto di recente sono state abbandonate a favore della lavorazione industriale delle stesse. Le acque del torrente Malgina venivano usate come forza motrice per il
funzionamento dei magli della Fucina Cavallari di Castello dellAcqua, per la
forgiatura di utensili in ferro.
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