Alla mappa dell'ipertesto Fucina Cavallari
La lavorazione del ferro
è antica, ma non troppo

Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia ci informa che ai suoi tempi, I secolo d.C., il ferro era più caro dell’argento. I poeti Esiodo e Omero, tra il VII e il VI secolo a.C., ci fanno sapere che il ferro era un metallo molto raro e prezioso, da usarsi con parsimonia, perché estratto con estrema difficoltà.
Anche se una leggenda cinese racconta che in quella terra il ferro lo conoscevano già nel terzo millennio a.C., l’utilizzo di questo metallo su vasta scala è scoperta molto più tarda. In Italia i primi a estrarre il ferro e a lavorarlo pare siano stati gli Etruschi che nell'isola d'Elba, avevano impiantato i primi rudimentali altiforni circa 2500 anni fa; lo confermano i cumuli di scorie reperibili ancor oggi là dove fiorì questa civiltà.

 

Il vero monumento del ferro, in tutto l’occidente e nel nostro Paese, fu il Medioevo, con il sorgere delle fortezze e dei suoi castelli, con le esigenze belliche sempre pressanti, e con il diffondersi dell’agricoltura anche in territori difficili da dissodare. La necessità di dotarsi di armi e armature sempre più resistenti, di cardini e serrature, di imponenti inferriate e di maniglie, di zappe, badili e vomeri, di picconi e ferri da cavallo, forbici e coltelli, ha fatto sorgere schiere di artigiani pronti a gareggiare per produrre opere sempre più complesse ed efficienti, lavorando per secoli in antri neri rischiarati dai bagliori delle fucine.

 

Antica fucina Attrezzi     

Interno di una fucina e relativi attrezzi

 

Nel tempo, a causa dei progressivi mutamenti della società, alcune produzioni, come quella di armi e di armature, scomparvero. Altre resistettero più a lungo, come quella dei ferri da cavallo, che in seguito sparì, insieme alla figura tipica del maniscalco, quando il cavallo non venne più impiegato nel lavoro agricolo e nei trasporti. Altre realizzazioni, soprattutto quelle relative alla coltivazione dei campi, soltanto di recente sono state abbandonate a favore della lavorazione industriale delle stesse.

Le acque del torrente Malgina venivano usate come forza motrice per il funzionamento dei magli della Fucina Cavallari di Castello dell’Acqua, per la forgiatura di utensili in ferro.
Martellare, incidere, cesellare, sbalzare il metallo per ottenere pentole, secchi dalle forme semplici e pulite, ma, soprattutto, attrezzi agricoli, è stata per secoli la lunga fatica di artigini sconosciuti che hanno raccolto, con tenace devozione, preziose eredità familiari.

 

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Illustrazioni tratte da
© P. Merisio, Mestieri di una volta,
Silvana Editoriale, 1983

Pagina curata da
S. Maffina e D. Pasini