I lavori nella vigna

   Quando i pampini sono tutti caduti, il contadino pota le viti cioè lascia solo tre o quattro tralci (pudà).
   Dopo aver potato, passa in rassegna i pali di sostegno per verificarne la stabilità e sistema i fili di ferro (generalmente sono tre o quattro per ogni filare).
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   Poi lega la vite al palo con i rametti di salice (salescin), piega i tralci e li lega al filo di ferro ('ndrizzà).
   Attorno ad ogni pianta di vite toglie le erbacce e mette il letame o il concime. Se una vite è secca o dà poco frutto perchè è vecchia, la toglie, scava una buca profonda circa 50 cm, mette il letame, la copre con un po' di terra e pianta una nuova vite che darà i frutti dopo tre anni.
   Verso marzo cominciano a schiudersi le prime gemme, escono le foglioline e il contadino passa ogni vite con lo zolfo usando una apposita macchina o un sacchetto di juta ('nzufregà).
   Da ogni gemma nasce un tralcio che continua a crescere e il contadino deve legarlo usando la rafia o una macchinetta simile a una graffettatrice (ligà int i cò).
   Il contadino passa in rassegna i tralci ed elimina quelli superflui cioè quelli che non portano grappoli (srugnà).
   I tralci si allungano sempre, allora il contadino di nuovo li deve legare e sistemare lungo il filo di ferro, toglie ancora i tralci superflui che spuntano sempre (sgarzolà).
   Verso i primi di giugno il contadino irrora la vite con gli anticrittogamici per impedire che si ammali. Ripete l'operazione ogni 15 giorni fino alla vendemmia ('nnacquà).

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Scheda curata dalla 5a elementare di Chiuro
Foto Bibiloteca Comunale di Ponte

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il detto popolare Quest el sta, quest el ten, quest el pianti l'an che ven, ironizza sulla scarsa voglia di eseguire queste operazioni che, se non strettamente necessarie, vengono rinviate all'anno successivo. su.gif (861 byte)