Attività economiche e prodotti tipici

panoc.jpg (26379 byte)L’economia di Chiuro si è consolidata sin dai tempi antichi grazie allo sfruttamento di prati e pascoli alpini per l’allevamento dei bovini e sulla coltivazione delle vigne, ricavate sul versante retico, dove i chiuraschi hanno portato a termine una poderosa opera di terrazzamento.
Le due attività principali dell’economia del paese sono state poi affiancate da quella manifatturiera che sfruttava la forza idraulica del torrente Valfontana per azionare i magli delle fucine, le folle delle gualchiere, le macine dei mulini e le seghe delle segherie, e dal commercio, soprattutto quello del vino.
Il panorama economico chiurasco risultava pertanto nettamente più variegato, rispetto ad altri centri valtellinesi, anche limitrofi, legati soprattutto alla terra e al suo sfruttamento. Questo è confermato anche dalla presenza in paese di numerose famiglie di quella piccola nobiltà terriera, cardine dell’economia valtellinese, che hanno lasciato numerosi edifici di notevole interesse architettonico e artistico.
La crisi di questo sistema economico si ebbe a partire dall’inizio del XIX sec., quando l’antico sistema fondiario ebbe una battuta d’arresto a causa del passaggio da un’organizzazione di tipo ancora feudale a quella moderna diffusa da Napoleone un po’ in tutta Europa.
L’agricoltura però fu ancora l’attività principale svolta da un’altissima percentuale di popolazione fino al secondo dopoguerra; negli anni Trenta su una popolazione di quasi 1800 abitanti, 1280, cioè il 70% era ancora addetto al settore primario (censimento del 1931). Il patrimonio zootecnico ammontava, a quel tempo, a 1043 capi, di cui 432 bovini, cioè il 41% (Censimento agricoltura del 1930).
Attualmente il panorama economico si è notevolmente modificato. La crisi dell’agricoltura di montagna, legata in gran parte ad una produzione di tipo familiare finalizzata all’autoconsumo (se si esclude quella del vino, unico, o quasi, prodotto commercializzato), è stata travolta dai nuovi sistemi di produzione e di distribuzione dei beni di consumo, decisamente più competitivi.
I dati relativi al compendio statistico del 1997 (fonte CCIAA - Sondrio) vedono una percentuale elevata di addetti impiegati  nel terziario (55,49%), nell’industria (37,09%) e solo il 7,41% nell’agricoltura.
Forte è ancora la presenza di attività legate alla produzione e commercializzazione del vino, che vede Chiuro capitale dell’enologia valtellinese (attive sono le case vinicole Balgera, Enologica Valtellinese, Negri, Nera e Rainoldi) e del latte e dei suoi derivati grazie alla Latteria Sociale di Chiuro.
Importante è anche il settore del legno presente con numerosi laboratori artigiani; l’industria manifatturiera, sviluppatasi nell’area artigianale sita nel Piano di Chiuro, conta due stabilimenti importanti: SAMAS per l’abbigliamento sportivo da montagna e Baltimor, per ventilatori industriali.
Alcuni piccoli laboratori di tessitura producono i pezzotti, tappeti rustici, fatti con ritagli di stoffa e lavorati su antichi telai in legno.
Numerosi sono inoltre i ristoranti che offrono ai buongustai piatti tipici della cucina valtellinese: sciat, pizzoccheri, selvaggina e polente di ogni tipo, innaffiati dai generosi vini valtellinesi e dalla grappa di produzione chiurasca.

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Testo di F. Prandi & A. Sala - Foto D. Spinelli