Cenni storici

 

     Chiuro è un paese antichissimo, sicuramente di origine preromana come attestano i reperti archeologici scoperti sul suo territorio: le due stele incise venute alla luce a Castionetto, alla fine degli anni ’50, due altri reperti rinvenuti a Chiuro alla fine degli anni ’80, nonché due fibule in bronzo scoperte in Val Fontana, di cui una appartenente alla civiltà di Golasecca.
stele1 (ingrandimento 32 kb)L’etimologia del nome Chiuro è incerta; probabilmente è di origine ligure, oppure retico – etrusca, con tema Clur. All’epoca romana appartengono alcune monete che testimonierebbero il passaggio o lo stanziamento di truppe romane, oppure di mercanti o fuggiaschi. Non lontano da Chiuro, già in territorio di Ponte, è invece stato rinvenuto un cippo granitico risalente al II – IV secolo d. C., sul quale compare una dedica a Caninio Sissio, veterano della XXX legione.

Per avere notizie più certe sul paese bisogna arrivare al Medioevo; sotto il dominio di Berengario I appare per la prima volta citato il nome del paese, de loco Clure, in un documento del 918. In quel tempo il borgo apparteneva alla pieve di Tresivio, una circoscrizione religioso - amministrativa che comprendeva un vasto territorio, da Montagna a Chiuro, il quale faceva capo alla chiesa plebana dei SS. Pietro e Paolo, posta appunto a Tresivio, dove convenivano i fedeli per ricevere i sacramenti e per le sacre funzioni. Da essa Chiuro si staccò nel 1490, dopo che la chiesa di S. Giacomo era stata ampliata, costituendosi in parrocchia autonoma; nel 1663 fu elevata al ruolo di prelatura.
In età feudale ebbe come signore laico il vescovo di Como, in seguito, con l’affermarsi di quel comune, ne divenne parte, seguendone i conflitti tra fazioni guelfa e ghibellina che infuocavano la città e mantenendo sempre viva la sua fede ghibellina. Passato sotto la dominazione milanese (1335), in seguito alla guerra fra Como e Milano, rimase sempre fedele ai duchi ed ospitò il vicario del governatore e capitano di valle. In questo periodo (XIV e XV sec.) visse un notevole sviluppo urbanistico che ancor oggi si riconosce nei massicci edifici sui quali campeggia lo stemma dei Quadrio e nelle viuzze dall’aspetto medioevale.
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     Nonostante l’autonomia che stava acquistando, a lungo il comune chiurasco godette, in comune con Ponte, beni indivisi posti sia sul versante retico che su quello orobico; la loro separazione fu decretata solo l’11 settembre 1444 con un arbitramento che stabilì l’assegnazione dei rispettivi boschi e pascoli ai due comuni e la regolamentazione dei beni che mantennero indivisi, sia nella Val Fontana che in quella dell’Armisa.

     Dal punto di vista urbanistico, Chiuro era formata da diverse contrade: quelle rurali di Castione, a nord – est del borgo e di Castello dell’Acqua, a sua volta frazionata in tanti piccoli nuclei; nel paese le più importanti erano poste ad est dell’attuale corso del Fontana: Cigalina (dalla nobile famiglia dei Cigalini, estinta prima del 1630) Bensale (dalla valletta omonima completamente distrutta agli inizi del ‘700 da un’alluvione), Gera (posta sull’antica strada di fondovalle).
     La decadenza della parte orientale del borgo contribuì a far sviluppare la contrada di Gera, a ovest del Fontana, dove si erano stabilite alcune importanti famiglie immigrate ai tempi delle lotte tra Guelfi e Ghibellini, tra cui quella dei Quadrio. A quest’ultima appartenne il Cav. Stefano (prima metà del 1400). Alla floridezza di Chiuro contribuì non poco anche il fatto che il duca di Milano Filippo Maria Visconti, grato a Stefano Milite per i suoi aiuti contro i Veneziani lo esentò, con tutti i suoi parenti e discendenti, da ogni tributo e, secondo la tradizione, gli permise di erigere il castello che ancor oggi caratterizza il centro del paese.
Corso M. Quadrio nell'Ottocento (Foto Barreca)     Dal punto di vista amministrativo Chiuro, dai tempi più antichi, era diviso in cinque Quadre: la quadra dei vicini di Chiuro e Gera, quella dei Nobili, quella di Castione e le due orobiche di Pontignano e Scalvini, ognuna delle quali eleggeva i propri consiglieri. Il Consiglio della Comunità era presieduto da un decano, esponente della Quadra dei Nobili, eletto per acclamazione. Come tutte le comunità valtellinesi reggeva la propria vita interna sugli Statuti di Valtellina (unificati e pubblicati dai Grigioni nel 1531, subito dopo la conquista della valle) e su propri ordinamenti, tra cui si ricordano quelli del 1561, purtroppo dispersi, mentre ancora oggi si conserva, nell’archivio comunale, copia di quelli del 1656.
     Il Cinquecento fu portatore di un certo benessere economico, nonostante il fiscalismo opprimente dei dominatori; fu istituita la fiera di S. Andrea e si svilupparono le attività artigianali, grazie ai mulini ed agli opifici sorti allo sbocco della Val Fontana.

     Il XVII secolo portò invece anni tristissimi a Chiuro: ci furono numerose risse e omicidi, inoltre, trovandosi nel piano, fu spesso luogo di sosta di soldataglie mercenarie con conseguenti ruberie e devastazioni. Durante il cosiddetto Sacro Macello (1620), la rivolta dei valtellinesi contro il dominio grigione fomentata dagli Spagnoli, Chiuro ebbe solo 3 morti (forestieri anche questi), uccisi da rivoltosi venuti da Ponte.
Il 15 aprile 1630 si verificò il primo caso di peste che in pochi mesi ridusse la popolazione da 850 a 250 abitanti; si estinsero ben 100 famiglie. Dovettero passarono due secoli prima che la popolazione tornasse sulle 850 unità. In quegli anni ci furono molti immigrati da Teglio, Arigna, Briotti e Castello.
     Alla fine di quel secolo risalgono le prime arginature per contenere la furia del torrente Fontana.

     Più tranquilla fu la prima metà del Settecento; ciò permise al paese di vivere un relativo benessere: fu portata a termine la ristrutturazione della chiesa di S. Giacomo e Andrea, mentre proseguiva la costruzione della chiesa della Madonna della Neve e di S. Carlo. Esse furono abbellite da artisti quali lo stuccatore Silva, i pittori Prina e Giacomo Parravicini detto il Gianolo ed in seguito Cesare Ligari e Coduri. Numerosi allora erano i sacerdoti che operavano nella parrocchia godendo di benefici piuttosto sostanziosi eretti presso chiese e cappelle.
     La fine del secolo vide la scacciata dei Grigioni e l’adesione delle valli dell’Adda e del Mera alla neonata Repubblica Cisalpina.

     Altri tristissimi anni vissero gli abitanti di Chiuro nei primi decenni del secolo XIX. Nel 1816 ci fu una grave carestia; nel 1834 una tremenda alluvione mutò il corso del Val Fontana; nel 1816 il paese fu colpito dal colera. In questa circostanza un cittadino si distinse fra tutti per l’assistenza economica e morale ai colpiti dal morbo, il patriota mazziniano Maurizio Quadrio che si trovava in quegli anni in paese, non proprio braccato, ma strettamente vigilato dalle autorità austriache.
     Dopo il 1852, per diversi anni, infierirono la crittogama e la trofia del baco da seta il cui allevamento costituiva, assieme alla produzione del vino, una notevole risorsa per gli abitanti di Chiuro.
     Unito all’Italia con tutta la valle nel 1861, Chiuro ne segue le sue sorti; attualmente è un borgo ricco e pieno di vita, con una popolazione laboriosa, attiva ed intraprendente.

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BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE:

A.A.V.V. : Chiuro, Ed. Biblioteca Comunale di Chiuro, Chiuro, 1989.
BENETTI D. GUIDETTI M.: Storia di Valtellina e Valchiavenna, Ed. Jaca Book, Milano 1990.
BESTA E.: Storia della Valtellina e della Valchiavenna. Dalle origini alla occupazione grigiona, Milano 1955.
CARUGO M. A.: Cenni storici su Chiuro (dalle origini alla dominazione grigione) Ed Banca Piccolo credito Valtellinese, Sondrio 1982.
Chiuro. Censimento dei beni culturali e architettonici, Quaderni della Provincia n. 9, Ed. dell’Amministrazione Provinciale di Sondrio, 1990.
MAZZALI E. SPINI G.: Storia della Valtellina e Valchiavenna, Sondrio 1973.
MIOTTI P.: Chiuro nel secolo XVII. Una comunità valtellinese all’inizio della seconda dominazione grigiona, Tesi di laurea, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano, a. a. 1980-81.

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Scheda curata da R. Betteghella, A. Corbellini, D. Paiè e U. Sosio
Foto Archivio Barreca