Il territorio di montagna
La morfologia Il territorio del Comune comprende
parte del versante destro della Valle dell'Adda, solcato dall'affluente Davaglione, e la
Valle di Togno, in cui scorre un affluente di sinistra del Mallero.
Il Davaglione rappresenta il prototipo del torrente di montagna: ha un ampio bacino di
alimentazione in quota dove, specialmente in passato, si avevano frane e dissesti, e un
tratto mediano piuttosto inciso nel versante. La parte terminale, ad ampia forma di cono,
tende a spostare verso sinistra l'Adda: questo fatto testimonia l' intensa attività di
erosione a monte, di trasporto e di deposizione a valle.
Nel bacino di alimentazione del torrente Davaglione si rinvengono interessanti fenomeni
dovuti alla erosione accelerata in depositi morenici: oltre ad alcuni calanchi, "rüini",
visibili tra i larici, si innalza una grande "piramide di terra" che ha dato
luogo a storie e leggende, "el capel del Diaul".

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Leggenda: el Crap del Diaul
Sotto le case di Daùn Cian (Davaglione Piano), sulla sponda destra del torrente, a
Ovest, in un fitto bosco, si trova un grande Masso, il "Crap o Corna del Diaul"
così detto perchè reca incisi degli incavi che la fantasia popolare ha attribuito alle
impronte della testa e delle mani del Diavolo.
E' nata così la leggenda, la più nota tra le poche originarie di Montagna, che ha
come protagonista il personaggio che, con "Spiriti" e "Strion", più
ha sollecitato la fantasia popolare delle nostre comunità.
Fra le tante, riportiamo di seguito la versione elaborata degli alunni della classe VB
della scuola elementare di Montagna cap.- ins. Elsa Borserini - a.s. 1979/80- per la
partecipazione al concorso "Itinerari turistici in Valtellina e Valchiavenna",
del quale risultarono vincitori.
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"Tanti anni fa, durante la costruzione
della chiesa di S. Giovanni, il Diavolo si era fissato di farne parte, facendone
esplicita richiesta alle autorità del Cielo.
Queste, non volendo dire di no per non aumentare il disaccordo che esisteva, proposero al
Diavolo una condizione.
Egli doveva recarsi sulla pietraia del "Gandun de Mara", a prendere il sasso
più grosso, portarlo davanti alla chiesa di S. Giovanni prima che suonassero le campane
per la Messa della consacrazione.
Il Diavolo accettò. Certo della sua grande forza, prese il sasso più grosso
caricandoselo per bene tra spalle,
schiena e testa tanto da lasciare nel sasso evidenti segni e scese lungo il Davaglione.
Appena passato i prati di Dauncian, un allegro suono di campane gli giunse all'orecchio
prima debolmente poi,
scendendo, sempre più nitido e forte.
La chiesa di San Giovanni era ultimata.
Allora capì di essere stato beffato ed escluso dal collaborare alla costruzione. Scagliò
con rabbia il sasso sul ciglio
del sentiero; nell'urto un pezzo del "Crap" volò più in basso e il Diavolo
pianse dalla rabbia.
Pianse tanto che le lacrime formarono dei ruscelli scavarono la terra tutto attorno
lasciando ardite guglie.
Da allora il diavolo se ne andò sconfitto e scornato.
Su una delle guglie è ancor oggi ben visibile un pezzo del "Crap" che forma il
cappello". |
Tratto
da AA. VV., Montagna: storia di una terra e della sua gente, Sondrio, 1990 |